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CREDITI





GLI DEI
AMANO
IN SILENZIO

 
“Se volete conoscere Dio non siate dunque solutori di enigmi. Piuttosto guardatevi intorno e Lo vedrete giocare con i vostri bambini. E guardate nello spazio: Lo vedrete camminare dentro le nuvole, protendere le braccia nel lampo e scendere con la pioggia. Lo vedrete sorridere nei fiori, poi alzarsi per agitare le mani tra gli alberi”.

Kahlil Gibran - Il profeta


Il silenzio, quel magico luogo dove la luce colora i sogni a occhi aperti di chi, intrapreso il cammino della conoscenza, riconosce nel vuoto di suoni lo spazio dove gli dei agiscono indisturbati al nostro cicaleccio mentale, si divertono giocando con simboli e immagini, finché in un battito d’ali improvviso l’uomo che sogna, illuminandosi, non si risvegli e… inizi a sorridere.
Eppure esiste quello spazio infinito di cui noi, con la nostra micromisura legata alla dipendenza dalla materia che compone il nostro cervello, il nostro cuore, le nostre viscere, non siamo in grado di percepirne che la minima parte: noi, ormai ciechi e sordi di fronte alle mille espressioni divine, impregnati di quella “hybris” che ci fa credere nel nostro libero arbitrio di essere la causa delle nostre condizioni e azioni superiori, noi che neghiamo l’autenticità del mito perché non sappiamo leggere nella Natura la nostra storia.



 
PRIMI
CONTATTI
Spesso, intervistando persone di sensibilità particolare, e molte che hanno raggiunto traguardi ammirevoli in campo artistico, mi sono resa conto che l’incipit del loro incamminarsi sul sentiero della ricerca risaliva ad un periodo particolarmente contrastato della loro vita: il pittore Botero, rimasto orfano da piccolo e costretto a lottare per un po’ di pane, ricorda più che la vendita del suo primo disegno l’aver perduto per strada le poche monete da portare alla madre con una emozione ancora viva negli occhi. Alda Merini parla della sua esperienza in ospedale psichiatrico e del dolore provato al pensiero delle sue tre figlie senza madre, separate tra di loro; Carol Rama racconta del padre suicida e della madre in casa di cura con la leggerezza di chi ha vinto il demone della paura… ma tutti confessano la loro impossibilità ad agire in modo diverso, dichiarando di aver “sentito dentro” la compulsione a tradurre angoscia e disperazione nella loro forma artistica.
Davanti a queste esperienze il pensiero va verso una sola possibile ragione esplicativa autentica: quella di un nesso preconscio e pre-logico con entità cosmiche quali gli antichi dèi, Enti cosmici che scelgon persone caratterizzate da una particolare sensibilità e ne fanno i loro strumenti per comunicare con un mondo nel quale non ci sono più miti e riti a loro dedicati.
Viene da riconoscere in certi scritti la mano di Artemide piuttosto che di Venere, nella danza di una gitana la forza di Tersicore, nella tragedia di un autore russo la voce di Melpomene, negli acuti di un soprano il soffio di Euterpe e così via fino decodificare interamente ciò che ci circonda per essere in grado di riconnetterci con quello spazio in cui si possono percepire frequenze diverse, diverse Idee, matrici uniche per l’arte.
Chi professionalmente scrive, canta, danza, dipinge o suona con certe caratteristiche sa di essere l’interprete di una forza donata da una Trascendenza, così come l’antico profetare della Pizia, la cui coscienza si ritraeva, per consegnare la propria fisicità come pura carne mediatrice del detto divino. Nel fare artistico agisce una forza che viene da lontano e che non può essere posseduta, che in certi momenti può “diventare” il canto, la danza ecc. ma, quando svanisce il momento di connessione profonda, quella forza evapora e rimane un senso di distacco, di nostalgia per quanto è impossibile fermare: gli Dei sono liberi, non possono essere trattenuti.
Ciò che resta sono gli scritti, i quadri, le riprese e le registrazioni, ma oramai fuori e non più tangibili nell’interiorità se non attraverso il ricordo privato della coscienza.
L’artista sa che si tratta di realizzare un’opera che possa “parlare” anche agli altri, comunicare ciò che nello stato di ebbrezza si è stati in grado di vivere e canalizzare. Si accetta quindi la propria funzione di medium sapendo che l’atto della creazione è un attimo d’amore con la divinità, un attimo dove si specchia l’eterno.




 
IMPOSSIBILITA'
ALLA
COSI' DETTA
"NORMALITA' "
 

Chiunque frequenti questi luoghi dell’anima sa perfettamente che è davvero raro trovare comprensione tra quelli la cui ricerca è indirizzata principalmente verso il benessere materiale: chi cerca nella materia dà la priorità alle tematiche con al centro il corpo; mentre per chi vuole conoscere ciò che c’è oltre e ascoltare le richieste dell’anima il mondo fenomenico non basta, ed è costretto a dirigersi verso il mondo delle cause.
Avventurarsi nella ricerca significa disidentificarsi da ciò che ci circonda e tendere ad un unico obbiettivo: la riunione con il proprio Io superiore, quello che sa di esistere anche senza il nostro corpo.
Potremo dunque rimanere ottime casalinghe o insegnanti di ginnastica o altro, ma nello stesso tempo dovremo riuscire a sapere di non essere solo quella o quell’altra persona in questo o quell’altro ruolo quotidiano e tendere verso la luce non solo come gioco della mente, ma come percezione reale della nostra essenza.
Nella tensione a tale riconoscimento cambia il rapporto con i prodotti della cultura corrente e i tipi di comunicazione che organizzano, ergo il rapporto con gli altri muta: gli argomenti di interesse esulano dall’ultimo film comico e le letture non sono ciò che il mercato dell’editoria imperante impone. Il tempo che noi dedichiamo al contatto con gli altri diventa sempre più limitato e si incomincia ad essere “pieni di sé”: le menti preda del mondo giudicano il nostro isolamento comportamento “asociale”, trovando intollerabile il nostro l’autobastarci nella nostra consistenza.




 
LA MITOLOGIA
NELLA MIA
ARTE
 
Come gran parte degli appartenenti al segno zodiacale dei Pesci preferisco nuotare nel fondo degli abissi piuttosto che arare un campo o scalare montagne innevate: è la mia natura, governata da Nettuno, condizionata dal periodo in cui le forze della Natura premono, già in attesa della primavera. Non è un gran merito: sarebbe stato difficile non ascoltare le voci provenienti dall’inconscio e negare misticismo e magia che han segnato tutta la mia vita.
La grande difficoltà che da sempre mi accompagna è l’apparente razionalità (indotta per questioni di sopravvivenza in un habitat poco consono alle mie fantasie) che mi ha spesso fatto apparire come decisa e determinata, radicata nella vita pratica. Le persone che mi conoscono e leggono per la prima volta i miei scritti restano interdette e stentano a riconoscermi nella mia vera natura: le due immagini sono così discordanti l’una dall’altra da credere che non possano coesistere e in effetti ancor oggi mi capita di dovermi impegnare non poco per metterle d’accordo.
Rileggendo il Simposio di Platone mi sono resa conto però di quanto la dualità sia alla base di ogni essere vivente, di quanto il raggiungimento dell’equilibrio derivi dalla capacità affondare le proprie radici in quella nostra parte più autentica piuttosto che impegnandoci a sostenere l’immagine che noi mandiamo avanti per relazionarci agli altri: saper congiungere le due metà in cui siamo divisi, per quanto lontane siano una dall’altra, è ciò che prelude al nostro riconoscimento profondo.
“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione. (…). Le persone quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate sono prese da una straordinaria emozione, colpite nel sentimento di affinità con l’altra persona, se ne innamorano. (…). C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza”
Grande verità nell’insegnamento mitico del filosofo, eppure fuorviante e spesso tragica è la ricerca secondo la lettera, ovvero la ricerca dell’altro fuori di sé, perché anche quando ci illudiamo di aver trovato “l’altra metà”, vulgo l’anima gemella, e siamo convinti che nulla potrà mai separarci, cadiamo nell’errore di credere che esista davvero quell’essere in grado di colmare il nostro vuoto interiore.
Ciascuno di noi è solo la metà, ma di se stesso, non di qualcun altro.
Noi esistiamo a metà semplicemente perché non abbiamo la consapevolezza della nostra divinità, dell’unità che è armoniosa perfezione, ben lontana dalla così detta perfezione terrena!
Ecco perché percepiamo l’incompletezza, che in realtà è solo incompiutezza.
A volte siamo così lontani da quel filamento che ci unisce al divino da credere di poterne fare a meno e di decidere con il nostro libero arbitrio della nostra vita secondo quello che la nostra mente ci suggerisce.
Perdere o sottovalutare il nucleo vero della nostra esistenza è un errore che provoca danni inestimabili: è come tagliare il cordone ombelicale a un bimbo nel ventre di sua madre quando ancora la gestazione non è giunta al termine! E che cosa ci lega alla Natura se non quel “filo” invisibile?
L’anima infatti non permette a nessuno di ignorarla, a meno che non sia costretta a ritirarsi quando lasciamo spazio alle forze distruttive, quelle che ci circondano nel tentativo di sviarci, di non farci raggiungere il “sogno” da realizzare, il motivo della nostra venuta sulla terra.
Le forze della controiniziazione esistono e sono potenti almeno quanto quelle che ci sospingono verso la luce.
L’immagine dell’auriga che tiene per le redini il cavallo bianco e quello nero nel Fedro di Platone può darci un’ulteriore visione del nostro essere: solo nell’equilibrio delle forze contrastanti la nostra anima può procedere verso la luce, può giungere a identificarsi con il Sole verso il quale si dirige! Lo stesso Fetonte, pur essendo figlio di Helios, quando vuole sostituirsi al padre alla guida del carro, fallisce non avendo la forza necessaria per tenere l’orbita solare e viene fulminato da Giove preoccupato per la vicinanza alla terra del carro infuocato: un significato chiaro come monito a chiunque creda sia facile procedere nel proprio cammino senza la giusta attenzione e la conoscenza dei molteplici pericoli. Anche se il sentiero è segnato, siamo noi che dobbiamo avere esperienza profonda della legge, il dharma, che regola le nostre azioni e la nostra esistenza.
Trattenuti in falsi scopi, zavorrati da obbiettivi a noi profondamente estranei, può capitare che inseguiamo un successo effimero sospinti da “energie” con connotazioni molto chiare nella mitologia classica: Marte che ci incita all’ira, Mercurio che ci rende ladri, Venere che provoca una libido senza confini, Giove che ci fa rimpinzare di dolci, Saturno che non ci fa scoprire le gioie della generosità e l’orgoglio del Sole legato all’accidia della Luna che ci inibisce definitivamente nella nostra crescita spirituale.
Ed è in “Virtù dei vizi” che ho voluto mettere in luce proprio questo duplice aspetto di una stessa energia: diverso è l’approccio alla stessa tematica se la persona vive in armonia con se stessa o se viene dominata dalla divinità che impera su quel tipo di nodo da sciogliere. A un “voi” impregnato di vizi ho contrapposto un semplice “noi” depositario degli stessi vizi esorcizzati, in quanto vissuti in positivo, nella consapevolezza della loro esistenza.

Il vostro orgoglio vi rende sicuri del vostro potere
Il nostro orgoglio ci rende liberi dall’apparire
La vostra accidia vi rende certi dei vostri credo
La nostra accidia ci aiuta a non competere
La vostra invidia vi rende ladri di idee
La nostra invidia ci rende cercatori di verità
La vostra lussuria vi rende preda degli istinti
La nostra lussuria anima solo le nostre notti
La vostra ira grida le vostre ragioni
La nostra ira alimenta in nostro desiderio di giustizia
La vostra gola vi rende ingordi di benessere
La nostra gola ci rende bramosi di sapere
La vostra avarizia vi tiene prigionieri del denaro
La nostra avarizia ci fa trattenere i ricordi dei giorni felici

È così che quando le forze nascoste tutelari si sono riversate nei miei scritti, dopo che si erano manifestate abbondantemente in altre situazioni, ho imparato a non sottovalutare i messaggi che in questo modo sono trasmessi: ho preso quindi la decisone di lasciare loro la libertà di dettare interi capitoli di opere per lo meno inquietanti, molto significative se messe in relazione con altri scritti di autori già noti.
Sono semplici indicazioni che provengono da luoghi in cui il tempo non ha significato, ma danno vita a intuizioni che vivono di un sempre presente davvero rassicurante.





   
AMORE
IN SILENZIO
 

Non è stato semplice apprendete a far silenzio in me, poiché solo scendendo negli abissi profondi della mente, sprofondando in quell’inferno di paure, conflitti e sofferenze, ho intravisto qualche sprazzo di vuoto: un luogo dove gli Dei possono comunicare, fare udire la loro voce.
Così ho immaginato il Nirvana, una libertà totale dalla realtà immanente, ma soprattutto dal giudizio: che qualcuno mi giudichi “un po’ strana” perché confesso di ascoltare le parole che si formano nella mia mente poco m’importa, anche perché sono in buona compagnia non solo dei così detti “borderline”, ma anche di personaggi come Goethe che al suo Prometeo fa dire
“Ed una divinità parlò, quand’io credevo di parlare”.
So solo che avere la percezione diretta di una verità che può sorgere all’improvviso nei pochi attimi in cui si riesce a mettere a tacere il fiume di parole in cui siamo immersi, ascoltando di quel sussurro impercettibile, è una esperienza davvero struggente.
Attraverso i molti esercizi ci si allontana dalle illusioni della mente, quelle che stanno soffocando la magia, quelle che oggi ci portano a perdere il significato arcano della vita e a seppellire il sacro, rinnegando, rinunciando troppo di frequente alla conoscenza vera, alla saggezza primordiale e divina dell’uomo. È così che si rinuncia all’amore senza condizioni, all’amore che sta alla base della vita, perché è lì che dimora l’impulso alla vita.
Solo attraverso questa forma di amore incondizionato verso la divinità, verso quella parte dell’umanità in cui si riflettono le divinità, superando il pesante muro della materia cogliamo la possibilità di avvicinarci alle sorgenti della vita che, come il Sacro Graal sono nascoste per essere protette nella dimensione terrena, ma nel momento in cui si disvelano riconnettono l’umanità alla sua vera natura eterna.
I maestri, le scuole e a volte anche le chiese possono offrire in qualche misura gli strumenti preparatori per il "salto", ma l'energia psichica interiore per abbracciare l'infinito ci può venire solo da un'interiore scelta: l'Amore, come appunto il Cristo, dio d'amore, seppe e insegnò.
Libertà dai dogmi, dagli schemi rigidi, dai condizionamenti della mente sono le uniche vie per poter davvero ritornare a vedere il sorriso degli dei.





   
   
Chicca Morone




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IL CALENDARIO LUNARE Del web-ring NUOVE LUNE È UN LUNARIO CHE PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA LUNAZIONE CORRENTE ANALIZZANDOLA NEL DETTAGLIO IN TUTTE LE SUE FASI LUNARI.

QUESTO CALENDARIO LUNARE TROVA IL SUO COMLETAMENTO NATURALE NELL'AGRILUNARIO (AGRI_LUNARIO O LUNARIO DELLE COLTIVAZIONI) DEL SITO STRIE: L'UTILIZZO DEI DUE LUNARI CONSENTE DI AVERE UN QUADRO MOLTO PRECISO DELLA LUNAZIONE E DEI TRANSITI LUNARI DEL MESE CORRENTE E DI TENERE CONTO DEGLI INFLUSSI LUNARI NELLA VITA E NELLE COLTIVAZIONI.

IL CALENDARIO LUNARE EVIDENZIA SIA I TRANSITI LUNARI SIA LE CORRISPONDENZE DEGLI ELEMENTI (I 4 ELEMENTI: TERRA, ARIA, ACQUA, FUOCO) SIA LE CORRISPONDENZE LUNARI CON LE ENERGIE DEL GIORNO (GIORNI DELLA RADICE, GIORNI DEL FIORE, GIORNI DELLA FOGLIA, G †IORNI DEL FRUTTO DANDO UNA PANORAMICA COMPLETA DEL CICLO MENSILE LUNARE.

QUESTO LUNARIO INIZIA DAL PRIMO GIORNO DELLA LUNAZIONE, QUANDO LA LUNA È NERA, PER CUI NON È SVILUPPATO SUL MESE SOLARE (CHE VIENE COMUNQUE INDICATO) MA PIU' COERENTEMENTE SULLA LUNARITA', COSICCHÈ L'ESBAT LUNARE (LUNA PIENA, PLENILUNIO) SI TROVA AL CENTRO DEL CALENDARIO.

DETTI E PROVERBI LUNARI SONO INDICATI IN BASE ALLA LUNAZIONE, INSIEME ALL'INDICAZIONE DELLE OTTO FESTE SOLARI (SABBAT) O FESTE DELLA RUOTA DELL'ANNO MAGICO. IL CALENDARIO È LUNISOLARE.

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