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CREDITI





Della volonta'
e del desiderio
 

Volere Osare Tacere, la triade del potere magico di relizzare le cose…
Ma il Volere, che sta per primo anche in una sorta di ordine temporale, non è una dimensione facile da raggiungere…

A mio avviso il Volere implica tre dimensioni:
- il discernimento
- il desiderio
- la centratura

Il discernimento è la prima tappa per arrivare a Volere e non ad Essere Voluti.
Spesso nella nostra vita, nelle scelte che facciamo, siamo convinti di volere per noi un certo destino: prendiamo un determinato diploma convinti che ci piaccia esercitare quella professione, scegliamo un compagno o una compagna, ci sposiamo e facciamo dei figli con altrettanta apparente “libera” volontà. Se guardiamo con maggiore attenzione scopriremo che questo bene o male è il percorso che tutti cercano di realizzare. Ma se è così comune può veramente appartenerci, rappresentare la nostra Individualità?

Cresciamo spinti dall’istruzione, dalla convenzione morale o civile, se non religiosa, che una serie di cose o scelte sono buone per noi mentre altre non lo sono (o sono cattive).
Fare l’artista e dipingere è una professione che pochi genitori asseconderanno in un adolescente: “intanto prendi il diploma di ragioniere….”.
Per liberarsi dai condizionamenti altri spesso rischiamo di emarginarci in una trasgressione, nascosta o palese. Ma neppure la trasgressione indica ciò che vgliamo in realtà: spesso essa è l’opposto di ciò che sentiamo gli altri ci impongono e non è detto che sia una strada che ci appartiene davvero…
Insomma: dove sta la nostra volontà? Dove siamo noi, soggetti volenti e pensanti, dentro il balletto della quotidiana esistenza?
Come al risveglio da un sogno, questa percezione appare ad un certo punto della vita, se si è fortunati. Ci si vede “dal di fuori”, come se si vedesse una persona che è altro da sé e la si potesse giudicare finalmente con uno sguardo “puro”. Questa operazione io la chiamo “discernimento”.

Come quando incontriamo uno sconosciuto, le prime percezioni che abbiamo sono di tipo fisico, sensoriale: l’aspetto, il tatto, l’odore… poi apprezziamo la parola, il pensiero, la comunicazione gestuale….
Così, nel discernimento, dovremmo provare a guardare noi stessi: come se fossimo dvanti ad uno sconosciuto. Niente più preconcetti, cose scontate….
Chi ha mai detto che mi piace la carbonara? A me non piacciono le uova. Questo non vuol dire che non le mangio, che non le uso, che non le cucino… semplicemente le tollero perché, per convivenza sociale, mi va di farlo… ma a me continuano a non piacere le uova e a volte salto la portata. La consapevolezza cambia, cambia il giudizio che ho di me, che gli altri hanno di me, cambia la presenza nelle scelte di fare o non fare delle cose.

“Tieni, ci sono i lamponi” – “Non ne voglio, grazie” – “Ma sono buoni…..” – “Non ho detto che sono cattivi, ho detto solo che non ne voglio…”
Spesso, nella nostra cultura (e forse anche nelle altre) non volere (o volere) genera dei fraintendimenti. Una persona che ha chiaro ciò che vuole, spaventa.
Si confonde la scelta cosciente di volere/non volere una determinata cosa con la cattiveria. E qui mi viene spontaneo il parallelo con le streghe: diventi una strega, non ti si capisce più. O sei costretta a mangiarti quei benedetti lamponi anche se non volevi, per non “offendere” … o sei maleducata, cattiva… “No, schietta, mio signore!” rispose Cordelia nel Re Lear di Shakespeare, ma fu condannata.
Fare delle cose per “non offendere” viene considerato (o confuso, a mio avviso) con l’amore.
“Se ti amo devi accettare il mio dono”, “Se mi ami dovresti capire…”: ma sono due linguaggi diversi.
Per Volere con consapevolezza è necessario coltivare in sé il Discernimento. Ovvero la capacità di distinguere in sé ciò che veramente siamo, in primo luogo, e quindi ciò che veramente abbiamo bisogno (perché solo quello il Destino ci regalerà….).
Mi piace fare l’esempio del seme di quercia, l’avete mai visto? La ghianda. Guardatela, meditateci anche su, è fantastica…
In realtà si potrebbe meditare su ogni seme che ci attrae per forma, colore, dimensione….




 
LA MEDITAZIONE
DEL SEME
Prendete un seme che vi attrae, una ghianda per esempio. Sedetevi e ponetela di fronte a voi. Usate lo sguardo e cercate di percepirla in tutti i suoi aspetti, usate il tatto e toccatela percependone le caratteristiche, odoratela, ascoltatela…. Poi riponetela di fronte a voi. Ora non è più una ghianda qualsiasi: è la vostra ghianda, il vostro seme. Guardatelo di nuovo: guardate dentro…. Dentro una ghianda c’è un’intera quercia potenziale. La vedete? Non un cactus, un pioppo o un acero (anche se vi piace tanto, l’acero…). C’è una quercia. Visualizzatela, visualizzatela nei particolari, nei suoi rami, nel luogo dove vorrebbe vivere, negli animali che vorrebbe o meno ospitare… La vedete?
Ecco: il destino di quella ghianda è di diventare quella quercia, nient’altro. E la Vita farà di tutto perché ciò accada.

Ora pensiamo a noi: che seme siamo? Che cosa doveva nascere in noi quando siamo arrivati qua, nudi e frignoni? Ce la facciamo a mettere a fuoco quella immagine? Perché solo quella sarà quella che il destino (o la Vita) asseconderà con tutta la sua (enorme) potenza.

Il discernimento è l’arte di mettere a fuoco questa immagine.

Per raggiungere la capacità di dscernimento bisogna imparare a svuotare la testa.
Bisogna immaginare la nostra mente come una soffitta.




LA SOFFITTA
DA RIPULIRE
 

La nostra mente è come una soffitta, dove dentro abbiamo riposto impressioni, emozioni, immagini immagazzinate durante la nostra vita (della serie: “conserviamo tutto, non si sa mai”). Molte di queste percezioni le usiamo spesso, convinti oramai che siano le nostre anche se in realtà scopriremmo facilmente che non ci appartengono.
Pulire la soffitta è un’attività importante. Si entra nella propria testa e si comincia a non dare più per scontato nulla, buttando via un po’ di pregiudizi (soprattutto quelli a cui siamo più attaccati). Per esempio: se consideriamo nostra suocera come la cusa di parte della nostra infelicità, buttiamo via proprio quel pregiudizio.

Lo so, vorreste strozzarmi. Perché è più facile mettere al rogo la suocera che accettare anche noi possiamo cambiare delle cose (a prescindere dalla bontà della suocera…).
Il discernimento ci insegna: davvero nel nostro cammino ce ne frega qualcosa della suocera e dei suoi modi? È questo che stiamo rincorrendo sprecando energie o forse siamo rimasti imbrigliati nel destino di un’altra persona?
Ciò non cambierà i modi della suocera, cambierà il vostro sguardo….

Una volta che abbiamo svuotato la testa/soffitta dei pre-giudizi finalmente cominceranno ad emergere da vecchi bauli delle immagini, dei sogni avuti quando si era piccoli, quel “da grande farò…”
Beh, signori e signore: è ora, siete grandi!

È ora di fare quel viaggio, leggere quel libro, vedere quel posto, mandare a stendere (educatamente) quella persona… è davvero ora... ma questo fa già parte dell’Osare.
Tornando al discernimento, è importante - prima di agire - aver fatto bene quest’opera di pulizia e di scoperta di se stessi.
In qualche modo è una rinascita, o nuova nascita. Quindi ha un aspetto iniziatico… potremmo anche cambiare nome…




 
CIO' CHE SONO/
CIO' CHE NON SONO
 
A 15 anni compilai due fogliettini (in uno di quei momenti beati dell’adolescenza dove si perde tempo con le cose futili). I due fogli avevano due temi estremi: “ciò che amo” / “ciò che odio”. Li ho ancora, e sono un po’ come dei fari nella notte del mio viaggio, perché in fondo io sono quella, ancora…
L’esercizio per il discernimento che vi proporrei è scrivere in un foglio “ciò che mi piace” e nell’altro “ciò che non mi piace”. E’ un buon inizio per indicare chi siamo e chi non siamo.
Io ho scoperto cose interessanti: per esempio che amo la birra ma non tutti i vini, che non mi piacciono le uova anche se le mangio, che porto la taglia 42 anche se molti continuano a dirmi che son magra come fosse una malattia (e ho smesso di comprare taglie più grandi…), che sono solitaria, che non mi accontento facilmente benchè mi adatti facilmente (e ho scoperto che non è la stessa cosa), che mi piace l’Opera Lirica…
Ovviamente nella vita non si puo fare solo ciò che piace: le mediazioni sono importanti, indicano anche il livello di maturità, ma avere chiaro ciò che piace è come avere una bussola durante una tempesta, la direzione rimane chiara!

Quando la nostra capacità di discernimento è affinata passiamo a desiderare.

Il Desiderare è un’attività da controllare secondo molte discipline o religioni, dal cristianesimo (dove deve sottostare alla volontà di Dio) allo Yoga (dove è fonte di confusione e instabilità, per cui arrivare a non desiderare più nulla è una delle mete più ambite).

Io amo desiderare, mi fa sentire viva.
La trappola del desiderio sta nella frustrazione e nella rabbia che nascono inevitabilmente se i desideri non si realizzano. Questa trappola è superabile proprio grazie al paradosso: ovvero all’arte di accettare che benchè io desideri, ciò che desidero può anche non realizzarsi.
È la fede: è il donare il proprio sogno ad un’energia superiore e dirle: “Fai tu che sai… sia fatta la tua volontà…”.

Se il nostro seme è corretto, se siamo davvero quella quercia, io non ho dubbi: il nostro desiderio si avvera.
Può anche capitare che si avveri un desiderio che poi scopriamo ci crea anche dei guai. Io ho sempre sognato la casa in campagna, benchè senza grandi fondi son riuscita a comprarla e sto realizzando tutto ciò che avevo desiderato. Ovviamente fuori calcolo c’era la fatica, le difficoltà, tenere in ordine una casa così grande, gestire la non comodità dai centri commerciali, gli inverni nebbiosi e solitari etc…
Queste difficoltà rinforzano (o meno) il desiderio: ci fanno capire fino a che punto davvero volevamo quella cosa o stavamo scappando dal suo opposto.
L’incubo che a volte ho adesso è di scoprire che finirò in un comodo appartamentino cittadino!!!! E che magari quella era la mia dimensione… chissà, anche questo fa parte del viaggio.

Il desiderio fa parte del piacere della vita, piacere che spesso ci neghiamo perché "è male".
Certo, vivere in funzione dei piaceri materiali ed esssere disposti a tutto (quindi schiavi) per realizzarli non fa parte né del piacere della vita né del desiderare. E’ piuttosto la trappola della materia nella quale si può cadere facilmente.
Essere convinti che nel possesso di una cosa, o persona o situazione troverò la mia gioia: questo è “male”, ovvero è una trappola.
Il piacere della vita che intendo è la capacità dei godere delle cose, partendo da quelle che si hanno davanti a sé ogni giorno: la mia teiera ed il mio the, della qualità che ho scelto dopo attente selezioni e che magari non piace a nessun altro in famiglia (meglio!). Quel piatto cucinato in quel modo, quel vestito etc…

Ci sono oggetti legati al piacere che non devono diventare importanti per se stessi, ma per il significato che hanno per noi. Possiamo comprarci un anello perché riteniamo che abbia buone energie, perché abbiamo sognato un anello di pietra di luna da tanto tempo… Dobbiamo accettarlo come un compagno di viaggio che ci arriva (prorpio perché l’abbiamo desiderato e ne avevamo bisogno) proprio in quel momento. Potremmo dover accettare anche, un giorno, che ci lasci (perdendolo) o che voglia andare da una altra persona (donandolo)… Gli oggetti non devono essere desiderati in funzione delle loro qualità materiali, ma della funzione energetica che hanno.
Sono una buona terapia, una compressa ad effetto placebo ma che funziona per toglierci dai guai della consuetudine e dell’omologazione delle personalità.
Sono delle bussole, indicano la via. Ma non sono mai la via.

Così è il desiderio: indica la via, ma non è la via.
Rimanere imbrigliati nelle sue trappole significa perdere di vista i veri obbiettivi, che rimangono la realizzazione di sé, del vero sé.

Se si desidera in questi termini, bisogna farlo fino in fondo: nei dettagli, nei minimi particolari.
Mi serve il computer, perché questo sta cedendo. Me lo sto già immaginando, come deve essere, le sue prestazioni, ciò che voglio da lui e ciò che non mi interessa (neppure se me lo mettono nel pacchetto…).

Attenzione ai desideri, a proposito: è come la raccolta punti o il tre per due. Finisci per riempirti di cose di cui non ti importa nulla solo perché erano in offerta o costavano poco.
No, niente compromessi.
Bisogna desiderare in grande: i dettagli, il colore, il profumo… Ovvio.
Poi bisogna saper riconoscere quando la Vita porge finalmente il suo dono e non essere distratti o ingrati.
In ogni cosa bisogna saper metter dei limiti.

I bambini sono i migliori desideratori: non li hanno, loro, i limiti. Siamo noi che glieli diamo. Spesso i miei figli partono con il classico: “Mi compri…”.
Io rispondo sempre loro di metterlo nella lista dei desideri, e poi si vedrà…

 




 
La listA
dei desideri
 
... finchè un giorno mi sono messa a farla anch’io la lista… beh, ho riempito una pagina, l’ho conservata a lungo e ne ho depennate di cose!!!

Fate anche voi una lista, senza freni, tanto nessuno vi giudica. Scrivete tutto ciò che desiderate, nei minimi partcolari e riponetela in un luogo sicuro. Dopo un po’ di tempo (quando si risveglia il desiderio…) andate a riprenderla: cos’è cambiato? Davvero desiderate tutte quelle cose? Ci son cose che ora ritenete futili o altre da aggiungere?
Ci sono cose che avete finalmente raggiunto e che potete depennare?

Il solo fatto di autorizzarsi a desiderare è importante.
Spesso si comincia con cose materiali, da comprare e che non ci si può ancora permettere… poi aggiungete anche situazioni emotive, affettive. La pace con… l’armonia in casa, al lavoro…

Non desiderate che altri facciano o dicano qualcosa. Imbrigliarsi nel destino altrui ha sempre delle contropartite che non sempre poi siamo disposti a pagare…
Se desiderate per gli altri deve essere positivo e soprattutto Gratuito!
Ricordate che non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi stessi e che questo di conseguenza darà delle occasioni a chi ci sta intorno, se intende coglierle…

Inizialmente limitatevi a desiderare per voi stessi (è più facile volere il bene altrui che non il proprio… ma proprio perché è più facile è una bella scappatoia da noi stessi!!!).

Desiderate, desiderate, desiderate…
Non è da egoisti: il Cristo stesso disse di amare il prossimo come amiamo noi stessi… ma noi ci siamo fermati alla prima parte della frase.
Amare se stessi significa nutrire quel seme di cui sopra con le dovute energie perché possa, col suo sviluppo, realizzare pienamente il compito che gli è stato assegnato. Se riesce a fare questo, inevitabilmente tutto ciò che lo circonda avrà beneficio… altrimenti sarà sterilità per tutti…

Desiderare significa accordarsi il diritto di amarsi e di essere amati, quindi.
E’ più facile dare che ricevere.
E’ più facile abbracciare che essere abbracciati! Provate!
Desiderare per sé significa darsi un valore: perché anch’IO VALGO, come i creativi hanno ben colto…
Non son perfetta, per questo Valgo, per questo Esisto… perché sono così. Posso esser il più piccolo ed insulso fiore dell’universo, ma sarò il miglior piccolo ed insulso fiore dell’universo!

Desiderate, perché dal desiderio nasce il sogno e dal sogno la realtà!
Dal desiderio e dal sogno nasce la percezione di esser vivi e di essere protagonisti della propria esistenza e non meri esecutori di un destino comune disegnato da altri.
Il desiderio stimola il pensiero, creativo e non massificato. Questo stimola la scelta non convenzionale: si inizia a sfuggire alle leggi del mercato, si pongono domande (porre domande???), si chiedono risposte… ci si separa dal flusso della massa che si mette in coda allo stesso casello, alla stessa cassa, nello stesso cinema…
Ma anche qui siamo nell’osare e nel tacere, perché a quel punto si comunica solo con altri “desideratori liberi….”



 
L’albero
 
La centratura: avete lavorato su voi stessi discernendo ciò che siete e che vi piace da ciò che non siete e non vi piace, avete compilato con accuratezze la lista dei desideri, meditandoci anche un po’ su e depennando le eventuali trappole che si sono insinuate…
Siete pronti per centrarvi e lanciare i vostri desideri nell’Universo.

La centratura ci permette di mantenere l’equilibrio anche durante la trempesta. E’ la capacità del pioppo di piegarsi al vento senza spezzarsi. E’ la consapevolezza senza distrazioni della propria essenza.
Una centratura ben mantenuta durante la giornata ci può far vivere sereni… anzi, anche felici, direi. Può far girare la fortuna dalla nostra parte, o meglio: ci fa vedere chiaro quando è ora di agire e quando di lasciar perdere. Quando parlare e cosa dire e quando tacere.
E’ il controllo sereno e presente del nostro agire…
Inutile dire che mi è più facile desiderare a volontà che centrarmi!
Lo yoga insegna anche questo: c’è una bella posizione, quella dell’albero…

Mettetevi in piedi, i piedi leggermente distaccati, in linea col bacino, le braccia lungo i fianchi, la schiena diritta, le spalle rilassate, la testa leggermente inclinata verso il basso.
Bene, ora inspirando afferriamo con la mano destra la caviglia destra e portiamola più vicino possibile all’inguine. Se non arriviamo fin lì posiamola sul lato interno del ginocchio sinistro.
Manteniamo l’equilibrio ed alla successiva inspirazione lentamente portiamo le mani giunte fino al petto poi fin sopra la testa. Manteniamo la posizione per alcuni respiri calmi e tranquilli.
Cerchiamo di sentirci albero, col piede rimasto a terra ben radicato, con le dita che si prolungano nel sottosuolo, col tronco che ci sorregge… Reggiamo nonostante la tempesta (della mente….)
Ripetiamo dall’altro lato.

Mantenere l’equilibrio significa non cadere in trappola. Le trappole sono tante: la battutina di uno, i pregiudizi (corretti o meno) rispetto a delle persone o situazioni, la frustrazione, la rabbia, la stanchezza, lo stress… tutte trappole che ci fanno cadere e giustificare che “quella posizione non fa per me, non lo faccio più l’albero!” e perpetuare le nostre cattive abitudini (che però non ci centrano affatto!).
Ci va pazienza per imparare la centratura, ma contiene un grande potere perché permette di concentrare le energie e direzionarle con cognizione, chiarezza, discernimento appunto… e non di sparpagliarle nell’universo come spesso ci capita lasciando cadaveri ad ogni nostro “botto”.

Spesso si perde la centratura anche grazie agli altri. Sembra che più uno cerchi di tornare a sé stesso e meno i propri cari lo riconoscono, per cui attuano tutta una serie di strategie per “farvi tornare in voi” mentre voi, in voi, ci siete appena entrati e vorreste comunicare a tutti la buona novella!
Qui si va nella zona del Tacere… di nuovo…

Quando si raggiunge la centratura, si è in pace col mondo ed in equilibrio con se stessi, allora si possono prendere i propri desideri e lanciarli nell’universo.
Potete immaginarvelo, scriverlo su fogliettini che lancerete in aria, ritualizzarlo dentro un cerchio o meno…. Come sentite che il vostro modo di essere è a suo agio.

Una volta lanciati nell’Universo non resta che aspettare, continuando ad esercitare la propria libera volontà di essere la miglior quercia o il miglior piccolo fiorellino del mondo!





 
   

Testo di Micaela Balice© 2008
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Immagini:
Il Mago, L'Innamorato, Il Sole dai Tarocchi di Alessandro Bellenghi
La Ghianda tratta da http://www.geocities.com/trullivalley/fragno.htm
Ragnatele tratta da http://www.lost-least.it
La Quercia tratta da http://www.racine.ra.it/orione39/attivita/ipertesti/la%20quercia/scienze.htm

 

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